Via libera con alcuni paletti alla partecipazione di Sky Italia alla gara per l'assegnazione delle frequenze del digitale terrestre. Lo ha deciso oggi all'unanimità la Commissione europea. La condizione fissata da Bruxelles affinchè News Corp possa entrare nel mercato del Dtt prevede che le frequenze eventualmente ottenute da Sky siano utilizzate per trasmettere in chiaro, cioè gratuitamente sul digitale terrestre, per almeno cinque anni.
Mediaset ricorre alla Corte di Giustizia contro la decisione Ue
Mediaset si dice "assolutamente sconcertata della decisione presa oggi dalla Commissione europea", che ha dato il via libera a Sky Italia alla trasmissione di canali in chiaro sul digitale terrestre.
"Riteniamo che le condizioni fissate dalla commissione nel 2003 che impedivano a Sky di entrare nella tv digitale terrestre sino al 2012 in virtù della sua posizione dominante sul mercato pay, siano ancora valide - si legge in una nota di Mediaset - come del resto il market test svolto tra tutti gli operatori italiani ha sostenuto".
Con questa decisione, secondo Mediasete, "si autorizza il monopolista della televisione satellitare e pay, non dimentichiamo che Sky detiene il 99,8% della pay tv satellitare e l'86% della tv a pagamento, a operare nel mercato free e lo si autorizza a entrare in possesso degli asset frequenziali gia' insufficienti per gli operatori attuali". Per questo Mediaset ricorrerà contro tale decisione alla Corte di Giustizia Europea.
Romani: "Decisione ingiustificata e grave"
Paolo Romani, viceministro allo Sviluppo Economico, si dice "sorpreso della scelta della Commissione Europea di consentire a Sky di partecipare ad una gara non economica, concordata con la stessa Commissione per chiudere una procedura d'infrazione al fine di favorire l'ingresso di nuovi entranti e degli operatori minori già presenti sul mercato, mentre il Governo italiano ha sempre eccepito che, in realtà, Sky rappresenta un gruppo statunitense monopolista del mercato satellitare e, di fatto, del mercato della Pay Tv".
Secondo Romani, "è bene tenere presente che per riservare 5 frequenze da destinare al dividendo digitale il nostro Paese ha, infatti, sottratto risorse frequenziali a ciascuno dei principali operatori nazionali (Rai, Mediaset e Telecom Italia media) e ha rinunciato (nelle aree già digitalizzate) e dovrà rinunciare ad assegnarle (nelle aree ancora da digitalizzare) agli altri operatori e a oltre 500 Tv locali. E' assurdo che di questo sacrificio imposto all'intero sistema televisivo del nostro Paese - aggiunge Romani - a trarne beneficio sia, gratuitamente - la gara è un beauty contest basato su parametri di solidità di impresa, capacità tecnica, programmazione e presenza sul mercato -, non un vero nuovo entrante ma un soggetto già ben radicato nel nostro Paese".
Romani rileva che è "un problema che evidentemente la stessa Commissione si è posta nel momento in cui ha ritenuto di non eliminare tout court i vincoli contenuti negli impegni sottoscritti nel 2003 da News Corp, imponendo una serie di condizioni per la partecipazione alla gara e l'utilizzo free on air per cinque anni del mux eventualmente acquisito a seguito della gara stessa. Come ho avuto modo di manifestare apertamente al commissario Almunia, continuo a ritenere questa modifica degli impegni ingiustificata e grave, presa astrattamente, senza tenere nella benche' minima considerazione i suoi effetti dirompenti sul mercato italiano, anche in termini di pluralismo, e l'opinione fortemente contraria di tutti gli operatori italiani pubblici e privati, nazionali e locali".
Dgtv: decisione ingiusta
"La decisione odierna della Commissione europea che ammette Sky al beauty contest delle frequenze digitali e' una palese ingiustizia ed e' il risultato di un'evidente contraddizione". Cosi' Andrea Ambrogetti, presidente di DGTVi (l'Associazione che riunisce Rai, Mediaset, Telecom Italia Media, Dfree e le associazioni di tv locali Frt e Aeranti-Corallo) commenta la decisione della Commissione Europea su Sky.
"Occorre ricordare infatti che - continua -, ormai piu' di un anno fa, fu la stessa Commissione Europea a chiedere allo Stato italiano di mettere a gara cinque frequenze nazionali per garantire che il passaggio al digitale potesse consentire ancora maggiore apertura per nuovi soggetti e nuovi editori. Tale misura, su richiesta di Sky, si e' incredibilmente trasformata in questi mesi in un'apertura anziche' a nuovi soggetti e nuovi protagonisti a colui che e' il monopolista della televisione a pagamento, prevedendo per esso una misura asimmetrica che gli consentira' l'accesso totalmente gratuito ad una frequenza nazionale digitale, a differenza di tutti gli altri operatori che hanno invece dovuto sostenere in questi anni ingenti investimenti economici, peraltro sottraendo risorse frequenziali preziose sia alle emittenti nazionali sia a quelle locali.
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